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I LAMPONI E LA MORRA


Mirella al banco di vendita di stracchini e altri formaggi di latte vaccino e ovino
 
Il campo sportivo dell’Albenza, il villaggio ai piedi del versante a mezzogiorno del Monte Linzone, immerso nel verde dei boschi di latifoglie e campi coltivati, è gremito di bancarelle lungo tutto il perimetro interno, mentre al centro diversi trattori da montagna, attrezzati di frese o pinze, oppure con al traino più moderne rotoimballatrici, sono parcheggiati ad indicare le varie espressioni del lavoro agricolo del luogo, dove però, a farla da padrone, sono sempre le braccia operose e mai stanche dei contadini: con la schiena curvata a novanta gradi, essi coltivano, seminano, estirpano le erbacce, seguono nella crescita le diverse piantine, infine raccolgono i prodotti giunti finalmente a maturazione. L’Albenza si è vestita a festa per la sagra annuale del lampone, il caratteristico e prelibato frutto di sottobosco color vermiglio che trascina dietro a sé numerosi altri piccoli prodotti, ai quali i campi terrazzati della zona hanno offerto ospitalità (le rosse fragole, le nere more, i violacei mirtilli,… per citarne solo alcuni): durante il mercato agricolo questi sopraffini prodotti sono stati proposti in piccole cassette colorate, preparati al naturale per un'immediata e semplice degustazione, mentre i ristoranti nei dintorni li hanno trasformati in dolci, dessert, aperitivi e pietanze varie.

Fiera del lampone e degli altri prodotti tipici dell'Albenza 2021

Il mercatino dell’Albenza è riuscito anche quest’anno a trasmettere alcune principali caratteri della tradizione contadina e a valorizzare con semplicità i prodotti della terra, ottenuti dal lavoro costante e assiduo degli operosi artigiani del cibo della zona. Sotto i gazebo colorati hanno trovato ospitalità anche stracchini e altri formaggi vaccini, pecorini e caprini, vini ottenuti dalle uve sempre abbondanti sulle colline tra Lemine e Pontida, anche birre di produzione artigianale, dolci, ciliegie… La tavolozza di sapori della terra d’Albenza si è presentata ricca e articolata di antichi e nuovi saperi, mentre le balze terrazzate, spesso modellate per permettere il passaggio del trattore, si colorano di tuberi, ortaggi,  piante da frutta. Relazioni ambientali e produzioni locali a misura d’uomo. Quassù i campi non sono solo dei numeri sui mappale, ma hanno ciascuno il proprio nome, proprio come le persone, e i frutti raccolti sono ascrivibili al lavoro diretto dei contadini, soprattutto delle famiglie rurali, che continuano a tramandare antiche pratiche agricole e di conservazione del contesto, oggi più che mai ancora riconoscibili e attuali. Sono le stesse persone che, proprio questa mattina, in compagnia dell’amico Cesare, verso le ore undici, probabilmente dopo la celebrazione della mèsa granda, ho sentito giocare a la mura. Sopra di noi, dalla tensostruttura collocata a fianco della chiesa parrocchiale, giungevano bene scandite le voci gridate di un gruppetto improvvisato di giocatori. 

 

Il gruppetto di giocatori alla morra

Il paesaggio sonoro del contesto rurale improvvisamente si arricchiva di una componente umana fortemente identitaria, in grado di collocare la nostra presenza all’interno di una comune matrice culturale. Giocavano alla morra i soldati nelle trincee, i contadini la festa nelle osterie, i ragazzi  nel prato urlando numeri e gesticolando con le mani in atteggiamento di sfida, oppure durante le occasioni conviviali. Da tempo non sentivo quelle urla decise, accompagnate dal tonfo di pugno picchiato sul robusto tavolo. Mi pareva persino di vederli i quattro giocatori sfidarsi in quel gioco di abilità d’altri tempi, per velocità, intuizione e mente fredda, gli uni davanti agli altri, formando un coro di voci baritone cariche di vitalità. Volti come tanti altri presenti al mercato. Non c’era festa contadina che non si concludesse con il gioco della morra, trasmettendo a ragazzi e persone adulte forza e carica motiva. Alla morra si giocava seduti al tavolo, ma anche accovacciati nel prato, oppure stando in piedi, per strada. Dalle mie parti, in alta Valle Imagna, ricordo il tratto del giocatore incurvato con l’avambraccio della mano sinistra appoggiato al tavolo, come proteso contro lo sfidante, mentre con la mano destra picchiava i numeri prescelti sul tavolo. Le mani, sempre in movimento, si distendevano e ritiravano in continuazione, disegnando sul tavolo strani movimenti, espressivi di un linguaggio che solo i giocatori sapevano comprendere sino in fondo. Non mancavano frequenti contestazioni per numeri volutamente mal pronunciati, oppure solo accennati, e ancora più difficilmente compresi. Forza, determinazione, furbizia, destrezza e agilità mentale qualificavano i migliori giocatori. Bastavano pochi punti per avviare e concludere una partita, lanciare una sfida o affermare le proprie abilità.


Albenza
 
Attratto da quell’insolita e spontanea testimonianza, Cesare mi ha raccontato una vecchia storiella ambientata nei dintorni dell’Albenza, che ora provo a riassumere brevemente. Un giovanotto, anziché rincasare la domenica sera, ha fatto rientro solo alle prime luci dell’alba, apprestandosi subito ad avviare la nuova giornata di lavoro nei campi.

- Come mai essé tarde? – gli chiese il nonno. 

- Sù stàcc a l’osteréa a dögà a la mura!... - gli rispose il giovanotto, il quale, per giustificare il suo comportamento, aggiunse quest’altro particolare:

Ol Tóne l’à mitìt sö la sò àca!...

- E dòpo, cum’ìla ‘ndàcia a finì? - replicò il Tata.

Chelò un’ùra i vì a tö la nòstra de àca!... - fu la rassegnata conclusione.

Triste epilogo per quel giovanotto dalle ardite speranze. Molte volte il gioco della morra, non a caso considerato d’azzardo, soprattutto a causa delle puntate a premio, dava luogo ad accese discussioni e litigi. I tempi sono cambiati, ma all’Albenza la coltivazione di piccoli frutti, il rumore dei trattori e il gioco della morra continuano a rappresentare lo specchio di una vivace, laboriosa e festosa appartenenza delle famiglie rurali al loro territorio. Cosa centra la morra con i lamponi e gli altri prodotti tipici dell'Albenza? Sono esattamente due facce di una stessa medaglia che attribuisce qualità ambientale di particolare pregio a un contesto umano ancora ricco di espressioni di vita autentiche a contatto con la natura e di valori sociali di cui solo Dio sa quanto ne abbiamo bisogno al giorno d'oggi! Rivelazioni vive di una comunità rurale fervida e operosa. Grazie, dunque, alla Pro Loco di Almenno e alla comunità dell’Albenza per averci trasmesso queste emozioni.

La raccolta dei lamponi sull'Albenza

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